The Love Hypothesis capitolo 15 e 16: cosa succede e i contenuti extra (puoi leggerli qui)

the love hypothesis capitolo 15 16

The Love Hypothesis capitolo 15 e 16: cosa succede e i contenuti extra (puoi leggerli qui)

Il romanzo d’esordio di Ali Hazelwood continua a essere uno dei titoli più amati, discussi e ricondivisi all’interno della community globale di BookTok. La storia d’amore accademica tra Olive e l’affascinante e Adam ha conquistato il cuore di milioni di lettori in tutto il mondo grazie al perfetto mix di ironia, trope classici e colpi di scena romantici. Tuttavia, c’è qualcosa da sapere:esistono due capitoli extra, il capitolo 15 e il capitolo 16 di The Love Hypothesis dal punto di vista di Adam.

Sono capitoli ufficiali, completamente canon, scritti dall’autrice Ali Hazelwood.

Ve li lascio qui.

The Love Hypothesis capitolo 15 e 16 dal punto di vista di Adam

Scopri i capitoli 15 e 16


di The Love Hypothesis
dal punto di vista di Adam!

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15 e 16


Adam


C’è un breve momento, solo una manciata di secondi dopo che
la bocca di Olive si è premuta per la prima volta contro la sua, in
cui Adam pensa di confessarle la verità.
È un’idea di merda. Una delle peggiori finora, anche se nell’ul-
timo mese ha davvero superato se stesso. È stato lui a proporre
questa farsa a Olive, come se potesse venire qualcosa di buono
dal fingere di avere una relazione con l’unica donna che ha guar-
dato due volte negli ultimi dieci anni. Ed è stato lui a offrirsi di
condividere la camera, anche se a Boston ci sono una trentina di
persone che potrebbero ospitarlo per la notte.
Doveva contattare gli amici della scuola di specializzazione.
Ormai Jack è a Pasadena, ma George vive ancora in città. Come
Annika e Riley. E Tom, naturalmente, anche se con molta pro-
babilità gli avrebbe chiesto perché non alloggiasse con Olive e
avrebbe lanciato qualche altra frecciata sul suo atteggiamento da
«zerbino». Adam avrebbe dovuto inventarsi dei pretesti, raccon-
tare delle frottole, il che sarebbe stato… fastidioso. Tom sa essere
fastidioso. Le persone sono fastidiose.
Ma come minimo lui non sarebbe qui, con la mano morbida di
Olive sul viso, con le labbra di lei che si muovono goffe contro le
sue, esitanti, delicate, abbastanza maldestre da fargli capire che è
in astinenza da un po’ e…
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Il suo cazzo è duro come la roccia. Adam ha trentaquattro anni.
È completamente vestito, sta toccando a malapena una donna com-
pletamente vestita, eppure questo bacio è senza dubbio l’esperienza
più profondamente erotica della sua vita.
Deve essere questa la cosa che lo sta mandando fuori di testa.
La ragione per cui sta pensando di dirle tutto. Ma le labbra di Olive
sono fresche, i suoi capelli umidi gli solleticano il viso e la sua
pelle ha un profumo dolce, fruttato, irresistibile. Come la doccia
che ha fatto a qualche metro da lui, quella a cui si è severamente
imposto di non pensare. Ci è riuscito, almeno finché non si è reso
conto che lei non aveva chiuso a chiave la porta del bagno. In
quell’istante ha dimenticato di respirare; tra loro, solo un pannello
di compensato economico e un’opportunità, e Olive ha confidato
che lui restasse al suo posto.
Adam non farebbe mai nulla di diverso. Ma è messo addirittura
peggio di quanto credesse, se l’idea che questa ragazza lo ritenga
capace della più elementare decenza umana fa più effetto su di lui
della pornografia bell’e buona.
«Sei innamorato di lei, vero?» ha domandato Holden la settima-
na scorsa, notando che l’amico continuava a controllare il telefono
invece di guardare la partita in TV. Adam ha alzato gli occhi al
cielo, puntando di nuovo lo sguardo sullo schermo e rispondendo:
«Voglio solo che sia al sicuro. E felice. E che abbia ciò di cui ha
bisogno». Holden è rimasto in silenzio, limitandosi ad annuire e
a sorridere con l’aria di chi la sa lunga, e Adam non è mai andato
così vicino al prenderlo a cazzotti dai tempi della specializzazione.
Comunque, e se andasse fino in fondo? E se dicesse la verità
a Olive?
Un cazzo di tragico scherzo del destino, ma tu sembri aver
dimenticato che ci siamo conosciuti anni fa. Un problema, perché
io me lo ricordo fin troppo bene. Non mi piace nessuna, assolu-
tamente nessuna, ma tu mi sei piaciuta fin dall’inizio. Mi piacevi
quando non ti conoscevo e, ora che ti conosco, le cose sono solo
peggiorate. A volte, spesso, sempre, ti penso prima di addormen-
tarmi. Poi ti sogno e, quando mi sveglio, la mia testa è ancora lì,
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inceppata su qualcosa di spiritoso, di bellissimo, di sconcio o di
intelligente che riguarda soltanto te. È da un po’ che va avanti
così, da più di quanto pensi, da più di quanto possa immaginare,
e dovevo dirtelo, ma ho l’impressione, anzi la certezza, che tu sia
sul punto di fuggire, che dovrei darti motivi sufficienti per restare.
C’è qualcosa che posso fare per te? Ti porterò a fare la spesa e
ti riempirò il frigorifero quando torniamo a casa. Ti comprerò
una bicicletta nuova, una cassa di reagenti come si deve e quella
poltiglia che bevi. Ucciderò le persone che ti hanno fatto piangere.
Ti serve qualcosa? Qualunque cosa. È tua. Se ce l’ho, è tua.
Non esiste scenario in cui tutto questo non la farebbe correre
via urlando. E dopo gli ultimi giorni, settimane, anni, Olive ha
solo bisogno di un po’ di tranquillità. Di uno spazio sicuro. Di un
luogo in cui rifugiarsi, non da cui scappare. Così Adam prende una
decisione: nasconde la verità per l’ennesima volta e, quando lei
si tira indietro con un leggero sorriso sulle labbra e uno sguardo
speranzoso negli occhi, scuote la testa.
«Questo è… no.»
«Perché?» Pare seccata. È stato Adam a contrariarla, perché
– cazzo – ha una pessima influenza su di lei.
«Non siamo qui per questo.»
Olive dilata le narici. «Non significa che…»
«Non sei lucida. Sei arrabbiata e ubriaca e…»
Lei rotea gli occhi, spazientita, e Adam sente il desiderio irre-
frenabile di tirarla a sé. Di baciarla ancora. Di baciarla ovunque,
cazzo. È una mocciosa. Una saputella petulante e sfacciata, e lui
deve stringere il pugno per evitare di allungare la mano nella sua
direzione.
«Ho bevuto due birre. Ore fa», precisa Olive, stizzita, e Adam
sente crescere la stessa irritazione dentro di sé. Non è in condizioni
di contraddirla su questo punto. Non mentre una battaglia infuria
già dentro di lui.
«Sei una specializzanda che attualmente vive sotto il mio
stesso tetto e, anche se non lo fossi, il potere che ho su di te po-
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trebbe facilmente trasformare questa situazione in una dinamica
coercitiva che…»
Lei ride. Come se l’unica cosa che lo terrorizza e che lo tiene
sveglio la notte – il pensiero che Olive soffra a causa di questa
cosa, che lui non abbia colto alcuni segnali, che le stia facendo
del male o che stia approfittando di lei – fosse poco più di una
barzelletta. «Non mi sento costretta. Io…» Fa una smorfia beffarda,
quasi giudicasse ridicola questa eventualità. Forse è il suo tono,
forse il suo profumo, ma d’un tratto Adam perde l’autocontrollo.
«Sei innamorata di un altro», dice, arrabbiato, crudele, senza
risparmiarle nulla.
Olive torna seria. Sussulta, quasi allontanandosi da lui, e Adam
vorrebbe immediatamente prendersi a pugni e rimangiarsi ogni
parola.
Ottimo lavoro, stronzo. Sbattiglielo pure in faccia. Ricordale che
il ragazzo che le interessa è da qualche parte con la sua migliore
amica. Non che tu non sappia benissimo come ci si sente a desi-
derare qualcuno che preferisce stare con un’altra persona. O che
non ti imprima nella mente ogni cazzo di minuto che passi con lei.
«Olive.» Si stringe l’attaccatura del naso, cercando di calmarsi.
Essere brusco e irascibile non dovrebbe essere una novità per lui,
ma Olive fa qualcosa alla chimica del suo cervello, qualcosa che
lo rende tranquillo, paziente, più soddisfatto di quanto un tipo
come lui possa sperare di essere. Una bestia feroce e ringhiante,
finalmente domata. Il problema è che nessuno dei due sembra
essere in piena forma stasera. Olive è stanca e confusa. Adam è
stanco, ma anche arrapato, incline a cedere alla tentazione, ridotto
allo stremo dopo settimane e settimane di desiderio inappagato.
Praticamente striscia ai piedi di questa ragazza.
Deve impegnarsi di più, perché qui non si tratta di lui. Si è ripro-
messo fin dall’inizio che ogni istante trascorso con Olive sarebbe
stato dedicato a lei, ed è per questo che deve tentare qualcosa di
estraneo alla sua natura: la diplomazia.
Chiude gli occhi e, facendo un respiro profondo, pensa a un
modo delicato per dire: Credi di volere che io ti scopi, ma tu non
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vuoi. Il problema è che io lo voglio da morire, il che rende questa
conversazione rischiosa per entrambi. Dovresti andare a dormire.
Riposare un po’ mentre, a un metro da te, io cerco di dimenticare
il tuo vestito nero. O la volta che hai tirato fuori l’idea di scopare
nel mio ufficio. O quando ti sei dimenata sulle mie ginocchia per
un’ora, e io sono riuscito a pensare solo che in un mondo giusto,
in un mondo perfetto, questa cosa che stiamo facendo sarebbe
reale, e quelle inconfessate fantasie oscene e invadenti che ho su
di te non ti farebbero correre via gridando e…
«Adam, io…»
Lui deve mettere fine a questa conversazione e poi farsi una
corsa di quindici chilometri. È esausto e di pessima compagnia.
«Questo è il tuo stato d’animo attuale», dice, sforzandosi di
sembrare ragionevole anche se si sente tutt’altro. Lei stringe le
labbra, allargando le narici, e Adam continua imperterrito. «Tra
un mese, una settimana, domani, non voglio che tu ti penta…» Si
interrompe non appena nota una cosa: forse non è arrabbiata? In
effetti, pare… offesa? Tradita? Intenta a battere rapidamente le
palpebre, come se stesse per piangere di nuovo.
Lui chiude la bocca di scatto. No. Non vuole vederla in queste
condizioni. Non per colpa sua. «Olive…»
«E quello che voglio io?» Lei si sporge con occhi fiammeggianti.
Okay, è arrabbiata nera. Ferocemente, meravigliosamente arrab-
biata. «E il fatto che lo voglia io? Anche se forse non ti interessa,
perché tu non lo vuoi, giusto? Forse non mi trovi attraente e sei
tu a non volerlo…»
È davvero sfinito, cazzo. Altrimenti riuscirebbe a controllarsi
meglio e non chiuderebbe le dita intorno al polso di Olive, tiran-
dole la mano verso il suo uccello. È duro, in uno stato di costante
erezione, e se lei vuole mentire a se stessa, faccia pure, ma non
sotto i suoi occhi, per la miseria.
«Non hai la minima idea di cosa cazzo voglio», sibila.
Solo che ormai Olive deve averlo capito. Adam contrae la man-
dibola. Sostenendo lo sguardo scioccato dei suoi occhi sgranati,
la tira ancora più vicina, le mostra esattamente quali sono i propri
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desideri, quello che gli fa, in quale guaio si è cacciato, come sono
stati gli ultimi tre anni e…
Merda. La lascia andare immediatamente e distoglie lo sguardo,
ma ormai il danno è fatto e questo… questo è il motivo per cui non
dovrebbero permettergli di avvicinarsi a lei. Se non è in grado di
nascondere l’intensità del proprio desiderio, deve sparire da qui.
Fa addirittura per alzarsi, ma si ferma non appena lei sussurra:
«Bene, allora…»
La guarda. Sembra più serena, improvvisamente più calma.
Sollevata. Determinata. Come se – e questo non ha il minimo
senso – l’unica cosa che teme non fosse Adam, ma l’idea del suo
rifiuto.
Olive fa un passo avanti. Poi un altro. Il suo profumo gli entra
nelle narici, le sue cosce premono contro l’interno di quelle di
Adam e, se fino a venti secondi prima tutto questo era insieme
atroce e inebriante, ora sta rapidamente diventando insopportabile.
È così bella da mandarlo in confusione. In preda a una pressione
costante che non accenna ad allentare la sua morsa, Adam deve
chiudere gli occhi per fingere che lei non sia a pochi centimetri
di distanza. «Non è per questo che ti ho chiesto di dormire qui.»
«Lo so.» Ora Olive lo sta toccando. Di sua spontanea volontà.
Gli sposta i capelli dalla fronte. Le sue dita sono fresche, morbide
e abili, le stesse dita con cui fa scienza, e Adam vorrebbe abbando-
narsi contro di lei. «Non è nemmeno il motivo per cui ho accettato.»
Non ti piace essere toccato, coglione, si rimprovera lui. Anzi,
lo odi. Ricordi chi eri quando la tua vita non era un collage delle
occasioni in cui questa ragazza ti toccava perché doveva farlo?
«Hai detto niente sesso», sottolinea in un ultimo debole tenta-
tivo di impedire che la situazione precipiti. Come se potesse mai
dirle di no. Le cose che farebbe per lei. Le cose che le farebbe.
«Ho anche detto che sarebbe stato un accordo limitato al campus,
e invece siamo usciti a cena. Dunque…» Olive scrolla le spalle. Il
tessuto della T-shirt di Adam si increspa contro i suoi seni e… okay.
Okay.
Lui riflette. Non riesce a trattenersi.
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«Io non…» Si strofina la fronte. Non dirlo. Ti metteresti in
un casino. Semplice autoconservazione. Non farlo. Ma sa che se
lei glielo chiedesse, la scoperebbe. Anche solo per distrarla dalle
preoccupazioni. Sarà all’altezza delle aspettative, spera, e domani
lei si comporterà come se non fosse successo nulla.
La sua vita, invece, non sarà più la stessa.
«Non ho niente», dice.
Olive lo fissa per un lungo momento, senza capire. Poi arros-
sisce. «Non importa. Prendo la pillola. E sono sana.» Si morsica
il labbro, e lui crede di percepire la sensazione sulla propria pelle.
«Ma potremmo anche fare… altre cose.»
Altre cose.
Altre cose.
Ah, sì. Altre cose.
Adam lascia vagare lo sguardo per un momento. Per quanto sia
rimasto stordito dai suoi capelli ondulati, dal trucco e dal vestito
quasi troppo corto, non la troverà mai più bella di quando ha il
viso acqua e sapone e i capelli arruffati e indomiti. Olive ha un
corpo forte, snello, armonioso, e lui osserva la maglietta informe,
il leggero rigonfiamento dei seni, la curva dei fianchi. Tutte cose
che non si è concesso di guardare per settimane, anzi per anni. Non
è servito a niente: erano sempre lì, incastrate nel suo cervello. La
rotondità del suo fondoschiena quando ha aperto la porta dell’aula
del seminario con la spalla. La linea della sua gola mentre beveva
l’acqua dalla bottiglia. Uno stiracchiamento aggraziato e una
striscia di pelle dell’addome.
Gli vengono in mente altre cose da fare con lei. Con ogni sin-
gola parte di lei. Molte cose indecenti, bellissime, oscene. Qual è il
limite, Olive? Cosa posso chiederti di fare, quante volte? Dovresti
essere prudente. Mettere dei paletti. Dimmi cosa vuoi.
«Dopo.» Adam deglutisce. Fa un respiro profondo. Dice a se
stesso di rilassarsi. Potrebbe non succedere niente. Forse vuole
limonare un po’. Fare petting. Essere abbracciata. Non c’è pro-
blema. «E se dopo mi odiassi per questo? E se tornassimo indietro
e tu cambiassi idea…»
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«Non cambierò idea. Io…» Olive si avvicina ancora di più.
«Non sono mai stata più sicura di qualcosa. Tranne forse della
teoria cellulare.» Fa un sorriso. Prima incerto, poi speranzoso, poi
smagliante, quindi si china a baciarlo di nuovo e…
Adam non ha mai avuto uno straccio di possibilità. Mai, e sicu-
ramente non questa volta, che è molto diversa da tutte le altre. Si
sono già baciati in passato, certo, e… è stato bello. Troppo bello,
in alcune occasioni, ma anche interrotto. Frustrante. Incompiuto.
Fasullo. Sempre l’inizio di qualcosa, mai la fine. Questa volta,
però… Questa volta non c’è nessuno nei paraggi e, dopo un attimo
di riluttanza, Adam si concede di fare ciò che vuole.
Approfondisce il bacio. La tira più vicina. Inala il suo profumo
ormai familiare, pelle vellutata, zucchero e finti appuntamenti del
mercoledì. La desidera da così tanto tempo che questo momento
gli sembra qualcosa di immaginario, uscito da un sogno. Potrebbe
cominciare divorandola. Inginocchiandosi e sprofondando il viso
nella sua dolce figa. Togliendole la maglietta e memorizzando ogni
centimetro di lei per dopo. Ma non vuole metterle fretta, perciò si
libera della T-shirt per aumentare il contatto con la sua epidermide
e poi resta fermo, seduto sul lato del letto come un gigantesco
animale che si sforza di dominare l’istinto. Pare proprio che non
basterà, a giudicare dal modo in cui lei trasalisce ogni volta che
le sfiora la lingua con la sua, ogni volta che il suo palmo le pal-
peggia il culo, ma Adam riesce ad andare piano. Riesce a sentire
i capezzoli di Olive, appuntiti e turgidi contro il suo petto, ma si
accontenta di succhiarle un punto della gola. Riesce a insinuare
la mano fino alla morbida parte inferiore del suo seno, ma non ha
bisogno di vederla. E riesce…
Olive parla, ma lui ha il cervello troppo annebbiato per capire
il senso della frase. «Cosa?»
«La notte in cui ti ho baciato nel corridoio. L’hai fatto anche
allora.» Lei sorride. Lui vorrebbe pensare solo a farla venire.
Ci riuscirà? È passato un po’ di tempo. Vorrebbe aver fatto più
pratica. Per lei.
«Fatto che cosa?»
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«Mi hai toccata. Qui.» Gli copre la mano con la sua attraverso
il cotone e Adam si sente autorizzato a continuare. Le solleva len-
tamente la maglietta, dandole il tempo di protestare, fermandosi
non appena la vede trasalire, al primo segno di esitazione. Proprio
sotto le tette, che quasi gli strappano un gemito disperato, ma… no.
Pazienza. Cazzo, avrà pazienza finché lei non si sentirà a suo agio.
Aspetta, e nel frattempo le preme le labbra contro le costole.
La morsica teneramente. La lecca. Sente il suo sapore dolce e si
chiede se gli permetterebbe di succhiarla. Sembra una richiesta
eccessiva, ma forse…
«Qui?» dice. «Olive. Qui?» La piega inferiore del suo seno
è proprio lì e, invece di rispondere, lei si aggrappa a Adam con
tutte le sue forze e… okay. Okay, sì: lui vorrebbe inchiodarla al
materasso. È inutile fingere il contrario. «Concentrati, tesoro.» La
esplora con la lingua, succhiando e facendola mugolare. «Qui?»
Non sente la risposta. È un po’ distratto, perché Olive si sta
finalmente liberando della maglietta e…
Lei ha un minuscolo secondo di insicurezza. Un breve mo-
mento di esitazione in cui pensa di coprirsi, facendo per curvare la
schiena. Adam riesce quasi a fiutare il panico tra loro ed è pronto a
fermarsi subito. Ma poi Olive raddrizza le spalle, come se avesse
deciso che dopotutto non le dispiace mostrargli il suo corpo e…
Okay.
Sì.
È passato molto tempo dall’ultima volta. Anni, secondo i suoi
calcoli. Non dai tempi della specializzazione, e anche allora non
ha mai… C’è stata una decina d’anni in cui pensava di aver fatto
abbastanza sesso in vita sua per sapere con assoluta certezza di non
essere interessato a ripetere l’esperienza. Senza un vero motivo,
soltanto… no. E poi… Olive. In ufficio, per poco non è scoppiato
a ridere davanti alla sua richiesta di mantenere il riserbo sulle
frequentazioni con altre donne. In quel momento, l’avida parte
rettiliana del suo cervello ha pensato: Ce ne sono altre? Credevo
che tu fossi l’unica.
«Te lo ricordi?» riprende Olive. E i suoi seni… Le sue ma-
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gnifiche tettine. Il lungo solco al centro del suo stomaco. Le sue
gambe lisce e toniche. Vorrebbe nasconderla sotto di sé per tenerla
al sicuro. Per mesi.
«Che cosa?» chiede Adam, assente, affascinato, con l’impres-
sione che la propria voce arrivi da lontano.
«Il nostro primo bacio.»
«Voglio tenerti in questa camera per una settimana», mormora
lui, perché è la verità. Può toccarla? È disposto a fermarsi se lei
glielo chiede. Ma… «Per un anno.»
Sta perdendo la cognizione del tempo. Quasi non risponde più
di se stesso. Non è fuori controllo, ma sta diventando più audace.
Le allarga le dita sulla schiena, la avvicina alla propria bocca e la
inarca come un’offerta sacrificale, e a un certo punto non capisce
più cosa sta succedendo perché è tutto incredibile. Non vuole
essere rude, ma è incantato dai suoni di Olive: gemiti ansimanti
e respiri bruschi.
Poi lei tende i muscoli. Accade all’improvviso, e Adam se ne
accorge subito, come se gli avessero rovesciato un secchio d’acqua
ghiacciata sulla testa. Si tira subito indietro. «Va bene?»
È assorta. Ha un’espressione distante e, per quanto il membro
gli faccia male, Adam sente qualcosa scattare nel cervello. Vuole
leccarle le tette, sì, ma vuole soprattutto rassicurarla.
Le posa una mano sul fianco, con il pollice che scivola avanti e
indietro sull’osso dell’anca, cercando di guardarla in faccia. «Sei
rigida. Non dobbiamo…»
«Voglio farlo.» Sembra spaventata. Un po’ sulla difensiva.
Sicuramente pensierosa. «Ho detto che lo voglio.»
«Non importa quello che hai detto. Puoi sempre cambiare idea.»
«Neanche per sogno.»
È testarda, e Adam apprezza questo suo lato, come ogni altro
aspetto di lei, cazzo, ma questo… Non vuole correre il rischio di
spingersi oltre se lei ha qualche dubbio. Così si stringe il cazzo
fin quasi a provare dolore, poi si ferma. Rallenta. La tira a sé, le
appoggia la fronte sullo sterno, sincronizza il respiro con il suo
e, sentendo le sue braccia che si intrecciano mollemente intorno
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al proprio collo, si concede di assaporare il suo profumo soave.
Occorrono diversi istanti, ma a poco a poco Olive si rilassa, ab-
bandonandosi contro di lui. Prima arrendevole, strofinandogli
delicatamente il naso contro i capelli, poi irrequieta. Di nuovo
impaziente.
Holden e le sue domande stupide, idiote all’ennesima potenza.
È ovvio che Adam è innamorato di Olive, cazzo. Perciò trova
piacevole anche questo. Stare semplicemente con lei. Vicino a lei.
Un po’ doloroso, forse, ma molto piacevole.
«Credo di essere io ad aver cambiato idea», dice contro la sua
pelle, facendole scorrere le dita lungo l’elastico delle mutandine
di cotone a pois verdi. Una volta finito, gliele ruberà. Costruirà
un altare per loro. Le userà per fare cose indicibili.
«So che non faccio niente», risponde Olive con una nota stridula
nella voce, «ma, se mi dici cosa ti piace, posso…»
«Il mio colore preferito dev’essere il verde, dopotutto.»
È già bagnata. Adam stenta a crederci, così le preme il pollice
sugli slip per essere sicuro. Ma una volta che ha posato il dito in
quel punto, non riesce a trattenersi. Le passa il polpastrello su e
giù tra le gambe, senza sosta. Vuole ricordare questo momento.
Stamparselo nella memoria per il futuro. Archiviarlo nel suo DNA.
«Vuoi… Vuoi che le tolga?»
Sì, ma no. Probabilmente le mutandine sono l’unica cosa che la
separa dal momento in cui Adam la implorerà di lasciarsi scopare.
Per ora è meglio che rimangano al loro posto. «No. Non ancora.»
Si dimena, spazientita. «Ma se…»
Adam spinge il cotone di lato, perché non riesce a farne a me-
no, e questo è un errore. Olive sembra pronta. Matura. Un frutto
perfetto. Lui si domanda se questo significhi che può scoparla
subito. Che lei si accontenterebbe anche di una sveltina un po’
impacciata. Che la accetterebbe. Che sarebbe soddisfatta. Adam
dovrebbe riuscire a non deluderla. Forse. Se si ricorda come si fa.
Se non manda tutto all’aria in venti secondi. Se non manda tutto
all’aria in questo preciso istante, guardando le proprie dita che
percorrono la sua figa luccicante, che le stuzzicano il clitoride,
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che scompaiono tra le sue pieghe gonfie, e lei è bagnata, anzi
fradicia, cazzo, al punto che per Adam è facile mentire a se stesso
e fingere che lei voglia lui, non un tizio qualunque che la aiuti a
dimenticare una giornata di merda. La vede inarcarsi, abbassare
le palpebre, emettere un gemito sommesso, sospirare di piacere.
Accarezzandosi, capisce che sta per venire solo guardandola.
«Sei bellissima.» Non ricorda di averlo mai detto a una donna
prima d’ora – perché affermare l’ovvio? –, ma con Olive le parole
gli vengono spontanee. «Posso?» chiede contro i suoi capezzoli
quando trova l’entrata, con una voce aspra che non sembra la sua,
e non appena affonda il dito dentro di lei…
«Cazzo.» L’apertura è stretta, cosa che lo eccita ancora di più.
Ha la vista oscurata da macchie nere. Per qualche secondo sente
il battito del cuore che gli martella nelle orecchie, il piacere che
gli trafigge i lombi. Si dimentica di tutto ciò che non è Olive, di
tutto ciò che non è il punto in cui la sta toccando. Ha la sensazione
che lei sia la cosa migliore che gli sia mai capitata, la migliore
in assoluto. E poi… Poi Olive si muove. Si contorce mentre è
impalata sul suo dito, manifestando ben poco piacere, e l’ondata
di voluttà che stava per abbattersi su di lui si ritira bruscamente.
Adam si paralizza.
«Sssh.» Non funziona: lui dentro di lei. Così prova a bloccarle
i fianchi e, vedendo che non serve a niente, le solletica di nuovo
il clitoride con il pollice, sperando che la aiuti a lasciarsi andare.
Olive geme, chiudendogli una mano intorno al braccio con dita
tremanti. I suoi capezzoli sono due sassolini duri, e sembra che
stia godendo, sembra che respiri più velocemente, che sudi e forse
che voglia di più, ma continua a essere troppo angusta. «Va tutto
bene. Rilassati.» Lui cerca di allargarla. Di affondare un po’ di più
il dito. Per vedere fin dove può arrivare. Dentro, Olive è bagnata,
molto bagnata, e non dovrebbe essere così difficile, pensa Adam.
Il problema è che non riesce a interpretare le sue reazioni.
Non in modo coerente, almeno. Certo, ha pochissima esperienza
recente e, con Olive che si struscia contro la sua mano, anche la
lucidità mentale sta venendo meno. Lei emette deboli mugolii,
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respiri profondi, ma poi sobbalza, conficcandogli le unghie nei
bicipiti, e questo lo frena molto rapidamente, l’idea di procurarle
dolore. «Che cosa c’è? Ti faccio male?» prova a chiedere. Olive
fa no con la testa ma, un secondo dopo, Adam la vede sussultare.
«Perché sei così tesa?» domanda, perplesso, fissando il proprio
dito dentro di lei. «L’hai già fatto prima, vero?»
È una domanda scema, e vorrebbe immediatamente prendersi
a schiaffi per essersela lasciata sfuggire. È ovvio che l’abbia già
fatto in passato, basta guardarla per intuirlo. Lei non è come lui.
Probabilmente lo fa…
«Sì, un paio di volte. Al college.»
Adam resta immobile. La sua mente si svuota, poi va in tilt.
Quindi l’enormità di ciò che sta accadendo lo investe come un
treno merci, e si stacca delicatamente, scuotendo il capo.
Questo è… no. No. È un errore. Chiaramente Olive non pren-
de il sesso alla leggera, perciò merita di farlo con qualcuno… di
migliore. Con qualcun altro. Qualcuno che non sia così tanto più
vecchio di lei, che non abbia mai bocciato la proposta di disserta-
zione del suo amico, che non abbia bisogno di puntare la sveglia
all’una di notte per ricordarsi di smettere di lavorare e andare a
dormire. Qualcuno che non abbia passato gli ultimi anni a languire
nelle sale conferenze, che non pensi a lei quando…
«Ma non importa. Posso farcela. Ho imparato il patch clamp
a cellule intere in un paio d’ore; il sesso non può essere molto più
difficile», si affretta ad aggiungere Olive. Come se avesse l’impres-
sione che la sua inesperienza lo abbia scoraggiato. «E scommetto
che tu lo fai sempre, quindi puoi dirmi come…»
«Perderesti.»
«Che cosa?»
«Perderesti la scommessa.» Adam sospira. Quel cretino del suo
uccello non è mai stato così duro. Perché una parte di lui adora
tutto questo. La bugia che potrebbe raccontare a se stesso: che
questo significhi qualcosa per lei. Che lui significhi qualcosa per
lei. «Non posso.»
«Certo che puoi.»
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Adam scrolla il capo. «Mi dispiace.»
«Che cosa? No. No, io…»
«Sei praticamente verg…»
«Non è vero!»
«Olive.»
«Non è vero.»
«Ma ci vai così vicino che…»
«No, non funziona così. La verginità non è una variabile conti-
nua, è categorica. Binaria. Nominale. Dicotomica. Ordinale, poten-
zialmente. Sto parlando del chi quadrato, forse della correlazione
per ranghi di Spearman, della regressione logistica, del modello
logit e di quella stupida funzione sigmoidea e…»
Si comporta così ogni volta. Gli fa venire voglia di ridere, come
se in qualche modo lui non fosse la persona scontrosa e priva di
umorismo che sa di essere. Ogni mercoledì gli fa dimenticare che
dovrebbe mostrarsi competitivo e inavvicinabile, odiare il mondo
intero, e anche se è una pessima idea, Adam la tocca di nuovo,
sorride contro la sua bocca mentre lei ride, dicendole tra un bacio
e l’altro di smetterla di fare la saputella e poi, quando tornano a
essere troppo vicini: «Se per qualche ragione il sesso è una cosa
che… ti mette a disagio, o che preferiresti non fare al di fuori di
una relazione, allora…»
«No. No, non è niente del genere. Io…»
Adam si tira indietro e la guarda, paziente. Vuole capire.
«Non è che non voglia fare sesso», spiega Olive. «È soltanto
che… non ne ho particolarmente voglia. C’è qualcosa di strano
nel mio cervello, e nel mio corpo, e non so che cosa non funzioni
in me, ma sembra che io non sia in grado di provare attrazione
come le altre persone. Cioè come le persone normali. Ho provato
a… a farlo e basta, per togliermi il pensiero, e il ragazzo con cui
l’ho fatto era carino, ma la verità è che non provo nessuna…
nessuna attrazione sessuale, a meno che l’altra persona non mi
ispiri fiducia e non mi piaccia, cosa che per qualche motivo non
succede mai. O quasi mai. Non mi succedeva da molto tempo, ma
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tu mi piaci e mi ispiri fiducia, e per la prima volta in un milione
di anni ho voglia di…»
Adam vorrebbe dirle che non c’è nulla di strano nel suo cervel-
lo. Che per anni, prima di conoscerla, ha dimenticato che il sesso
era qualcosa che avrebbe dovuto volere. Che capisce esattamente
cosa sta dicendo. Ma è una verità rischiosa da ammettere tra le
bugie, così si limita a guardarla, ad ascoltare le sue parole e, per
la prima volta dopo settimane, si dice che forse c’è una speranza.
Non se l’è mai concesso prima. Non è il tipo da mentire, neppure
a se stesso, ed è pericoloso alimentare l’illusione che tutto questo
il 29 settembre possa finire con qualcosa di diverso da un taglio
netto. Ma se Olive si fida di lui… Se si fida di lui…
Forse non ora. Né presto. È innamorata di un altro, e queste
cose richiedono tempo. Ma l’anno prossimo saranno entrambi
qui a Boston e forse, se si fida già, Adam potrebbe convincerla a
lasciare che si prenda cura di lei. Non vuole niente in cambio. Non
è necessario che Olive si innamori, perché lui la ama abbastanza
per entrambi. Ma se si fida…
«Voglio farlo», ripete lei. «Con te. Lo voglio davvero.»
Adam sente il cuore allargarsi, riempirsi di qualcosa di fragile
e sconosciuto. «Anch’io. Non immagini quanto.»
«Allora, ti prego, non dire di no. Per favore.» Olive gli mor-
dicchia il labbro, la mandibola, la pelle sotto l’orecchio, finché
lui non fa un respiro profondo e annuisce, rendendosi conto che
se deve accadere – e accadrà, cazzo, assolutamente sì –, dovrà
impegnarsi al massimo. Metterla a suo agio. Così la prende in
braccio e la adagia sul proprio letto, sorridendo del suo gridolino
stupito e della sua risata.
«Posso?» chiede dopo averla stesa sulla schiena. Scivola sopra
di lei, registrando il suo piccolo cenno di assenso e godendosi la
nuova visuale: i suoi capelli sparsi sul cuscino, la pelle pallida,
le ossa sporgenti dei fianchi. Ha voglia di leccarle. Poi vorrebbe
nutrirla con cibi pieni di zucchero, tenerla al caldo e al sicuro finché
le costole non smetteranno di essere così visibili. La pelle della
sua pancia… Ci ripenserà tra anni, eccitandosi al ricordo di ogni
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tenera lentiggine. Le sfila le mutandine, finalmente, finalmente, e
lei indossa dei calzettoni, vivaci e allegri, e… come per qualunque
altra cosa la riguardi, a quanto pare lui ne va matto. Altroché se
ne va matto.
«Adam?»
La sua voce è lieve, e lui la prende come un invito a sbrigarsi. A
spalancarle le gambe con i palmi sull’interno coscia e ad annusare
il suo delizioso profumo di miele. È bagnata e appiccicosa sotto le
sue labbra, liscia e morbida, e per un attimo lui crede di perdere
i sensi. Per il piacere di farle questo, di esplorarla con la lingua.
È quasi sicuro di averlo già fatto prima e, anche se non ricorda
quando, o con chi, è certo che l’altra non era affatto come Olive.
Il suo culo si adatta perfettamente al palmo di Adam, che poi le
cinge i fianchi con le dita e pregusta l’ebbrezza del potere quando
scopre di poterla inclinare facilmente per leccarla. È… snodata.
Soprattutto in confronto a lui, una montagna goffa e pesante. Adam
ce l’ha messa tutta per fingere che la cosa non lo ecciti più di tanto,
ma… no. Non può mentire a se stesso, non mentre le succhia la
figa e Olive geme coprendosi la bocca con la mano. Gli fa venire
voglia di avvicinarsi, di conoscerla ancora meglio e…
E poi lei gli dice di fermarsi.
Adam impiega un momento per uscire dalla trance in cui è ca-
duto ma, quando ci riesce, rimane immobile. «Hai cambiato idea?»
«No. Ma dovremmo fare… altre cose.»
«Non ti piace?»
«No. Sì. Insomma, non ho mai…»
Adam prova a immaginare di fare sesso con Olive senza im-
plorarla. Sembra assurdo. Da non crederci.
«Ma sono stata io a chiedertelo», prosegue lei, «perciò dovrem-
mo fare cose che piacciono a te, e non a me…»
Finalmente lui capisce cosa intende ed emette un suono ca-
vernoso. Chiudendo gli occhi, le appoggia la fronte sulle cosce e
medita di mettere la camera sottosopra. Ma questo spaventerebbe
Olive e non servirebbe a convincerla che è bellissima e scopabile,
che vuole assorbirla dentro di sé e prosciugarla a forza di leccare,
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che tutto questo è più per lui che per lei. Così cambia approccio:
le preme la bocca contro il clitoride e la immobilizza afferrandole
la vita per costringerla ad accogliere le sue dita e la sua lingua.
Tenendola aperta, la guarda curvarsi sul materasso in uno splendido
arco perfetto. Capta i suoi versi fiochi e la sente tendersi, aggrap-
parsi ai suoi capelli e alle sue spalle con una sorta di disperazione
frustrata e impaziente, come se volesse venire ma temesse di non
riuscirci, e adora questa sensazione, l’illusione che il precipizio
sopra il quale si sono librati insieme sia infinito, nascosto nello
spazio e nel tempo. Un semicerchio di piacere, sospeso nell’aria.
Ma poi Olive raggiunge il culmine con tenui mugolii e spasmi pigri
e travolgenti, e Adam ha le viscere contratte e la vista sfocata. Gli
piacerebbe scoparla, ma potrebbe venire anche così, e va benissimo.
Vuole guardarla ancora. Olive è sensibile, pronta a contorcersi e
a ridere, piccola, stretta e calda, bella, così bella, così vigorosa,
perfetta e stupenda. Quando è troppo, quando lei lo tira verso di
sé, Adam la inchioda al letto con le gambe, le braccia e le mani, la
osserva vibrare tra le ultime scosse di piacere, sente il battito del
suo cuoricino, un tamburo contro quello di lui. In questo momento
ha tutto. Ogni singola cosa di cui ha bisogno.
«Posso scoparti?» domanda contro la sua bocca.
Lei ricambia il bacio. Lo avvicina a sé. Gli fa scorrere le dita
sulla pelle calda e sudata. Adam non ne è degno, ma la desidera
ugualmente. «Mmm?» fa Olive.
«Posso scoparti? Per favore?»
Annuendo, lei allunga la mano per prenderlo, ma Adam non
è sicuro che ci sia abbastanza tempo. L’erezione è dolorosa e ur-
gente, diversa dal solito, e la figa impeccabile, morbida e angusta
di Olive è proprio lì, pronta per lui, e quando inizia a scivolarle
dentro, la sua esistenza si riduce a scarni dettagli: la pressione
intorno al suo cazzo, così acuta che al mondo pare non esserci
altro; gli occhi di Olive, spalancati per lo choc, puntati sui suoi;
l’aria tra loro, calda e pesante.
«Sei enorme», ansima lei.
Lui geme sul suo collo. Forse è vero, ma non importa. «Va
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tutto bene?» Non esiste niente, niente a parte il piacere che gli
formicola alla base della spina dorsale.
«Sì», concorda Olive. Adam deve chiudere gli occhi, altrimenti
sarà tutto finito nel giro di pochi secondi. Si dondola dentro di lei,
ed è una tortura. Uno strazio paradisiaco, capace di sommergerlo.
«E se fosse troppo?»
Sembra una possibilità concreta. Non riesce a immaginare di
spingere come vorrebbe, perché lei è piccola e lui no. «Allora ti
scopo così.» Va già meglio. Olive è ancora stretta, ma Adam fa
progressi, entrando un po’ di più, e il modo in cui lei pulsa intorno
al suo uccello è splendidamente e oscenamente voluttuoso. En-
trambi ansimano forte. Olive non è nella posizione giusta perché
lui possa penetrarla più a fondo, è questo il problema. Abbassando
la mano verso la sua coscia, Adam gliela sposta per aprirla di più.
Solo un pochino.
«C’è qualcosa che dovrei…»
«Solamente… Sta’ zitta per un momento. Così non vengo
subito.»
Olive comincia a muoversi sotto di lui. Come se fosse ansiosa
di procedere, anche se Adam è sul punto di spezzarsi per lo sforzo
di rallentare. Vorrebbe affondarle i denti nella carne. Legarla a sé.
Tenerla a freno. Si ritrae leggermente, cosa che il suo corpo odia e
che sembra il colmo della stupidità, cazzo, ma sferrare un nuovo
assalto non ha paragoni.
«Forse dovresti.»
Dovrebbe cosa? Ah, sì. Stanno parlando del suo orgasmo. «Do-
vrei?» Olive fa sì con la testa e lui vorrebbe baciarla; lo vorrebbe
anche lei, ma non ci riescono, troppo confusi, troppo storditi, e lui
scoppia in una risata silenziosa, pensando a quel tentativo fallito.
Entrambi sanno a malapena cosa stanno facendo, eppure creano in
qualche modo questo spettacolare, magnifico caos. «Dentro di te?»
Lei annuisce, come se fosse pronta ad acconsentire a qualunque
sua richiesta. «Se vuoi.»
Adam vuole eccome. Ci pensa spesso: fantasie sconce e lascive
in cui viene su di lei, dentro di lei, in cui lascia un segno. Ne ha
moltissime. Più di quante dovrebbe. «Sei così perfetta che mi fai
impazzire», dice contro la sua clavicola, e in quel momento succede
qualcosa. Un fugace attrito scivoloso. Poi raggiunge la massima
profondità e ogni cosa si ferma.
L’universo si riorganizza in qualcosa di migliore.
Rimangono entrambi immobili per un istante. Poi riempiono
la camera silenziosa di suoni acuti. Olive solleva una mano, solo
per passargli le dita tra i capelli, e Adam resta senza parole. Senza
lucidità.
Questo è… Gesù. Oddio.
Olive sorride, felice, speranzosa, bellissima, e dice: «Ciao».
Anche Adam sorride e pensa: Ci siamo. Pensa: Ti amo. Pensa:
Forse, un giorno, mi permetterai addirittura di dirtelo.
E dice: «Ciao».

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