Scrittrici contro Newton Compton: ecco lo scandalo che sta infiammando le ultime ore
Nel cuore dell’editoria italiana, un terremoto silenzioso ha iniziato a scuotere le fondamenta di una delle case editrici più note del Paese: Newton Compton. A sollevare il polverone è stata una serie di testimonianze raccolte da MOW, in cui diverse autrici denunciano un sistema fatto di pressioni psicologiche, disparità di trattamento e minacce economiche.
Il caso Felicia Kingsley: icona o strumento?
Al centro della polemica si trova Felicia Kingsley, pseudonimo di Serena Artioli, autrice di punta di romanzi rosa della Newton Compton. Secondo le testimonianze raccolte da MOW, la casa editrice avrebbe costruito attorno alla Kingsley un vero e proprio impero mediatico, investendo in marketing e visibilità social, a discapito di altre scrittrici. Una delle autrici intervistate ha raccontato di essere stata addirittura bloccata sui social dalla Kingsley dopo aver espresso critiche verso la casa editrice, percepite come un affronto personale.
Disparità e “sacrificabili”
Le scrittrici parlano a MOW di un sistema in cui alcuni autori vengono considerati “sacrificabili”, mentre tutte le risorse vengono concentrate su pochi nomi. Una di loro ha denunciato che, dopo aver completato un romanzo già annunciato, la casa editrice avrebbe commissionato un’opera simile a un’altra autrice, bruciando così il suo pubblico potenziale.
Un’altra autrice intervistata sottolinea come la Kingsley non sia solo un fenomeno editoriale, bensì il perno attorno a cui l’intera politica della casa editrice sembra girare. Un meccanismo che, inevitabilmente, ha lasciato dietro di sé amarezza e un senso diffuso di ingiustizia e disparità tra chi veniva spinto e chi, invece, veniva lasciato indietro. “Dopo essermi lamentata e aver nominato la Kingsley, mi è stato detto che non potevo mettermi a paragone con una scrittrice del suo calibro. Secondo me, in Newton, si è instaurato un meccanismo per cui alcuni autori sono sacrificabili, mentre tutte le risorse vengono concentrate sulla Kingsley. Eppure, lei ha trattato temi che, se fossero stati affrontati da un autore uomo, avrebbero sollevato indignazione. Invece, le sue pagelle sul sesso degli ex vengono considerate geniali solo perché ritenuta glamour sui social. D’altro canto, le altre autrici che non si prestano a queste dinamiche vengono spinte molto meno”.
Minacce e pressioni
Il clima descritto è teso e intimidatorio. Alcune autrici riferiscono di essere state minacciate con penali fino a 20.000 euro in caso di dichiarazioni pubbliche. Una scrittrice ha raccontato di aver dovuto ricorrere a un agente e a un avvocato per svincolarsi da un contratto che sentiva ormai oppressivo.
Il caso Fusini e la questione dei diritti
Il malcontento non si ferma alle autrici. Anche Nadia Fusini, massima esperta italiana di Virginia Woolf, è stata coinvolta indirettamente. Alcune sue note critiche sarebbero, infatti, state pubblicate da Repubblica in un’edizione speciale curata da Newton Compton, senza consenso. La sua reazione? “Ho deciso di non comprare più Repubblica”.
Scrittrici contro Newton Compton: la base del problema
Le accuse sollevano interrogativi profondi sul funzionamento dell’editoria commerciale: fino a che punto è lecito sacrificare la pluralità autoriale per costruire un brand? E quanto può essere tossico un ambiente che premia solo chi si conforma a logiche promozionali?
Lo scandalo Newton Compton non è solo una questione di contratti e favoritismi. È il sintomo di un sistema che, secondo le voci raccolte, rischia di soffocare la creatività e la dignità di chi scrive. E forse, proprio da queste denunce, può nascere una nuova consapevolezza nel mondo editoriale italiano.
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